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La comunità accademica in ricordo del Prof. Ennio Ferrari

Dal Programma idrologico dell’UNESCO nacquero, negli anni 90, numerosi progetti e gruppi di lavoro internazionali tra i quali ce n’era uno che riguardava l’area del Mediterraneo, denominato AMHY FRIENDS e poi dal 2009 MED-FRIENDS. Il prof. Ennio Ferrari fu protagonista di questo gruppo seguendolo, con la sua consueta accuratezza, per oltre 15 anni. Erano coinvolti tutti i paesi europei e africani del Mediterraneo, più diversi Paesi balcanici. Era un gruppo molto bello, con persone che condividevano il piacere di discutere e confrontarsi sulle piene fluviali e sulle siccità, sui cambiamenti climatici e sugli effetti al suolo, e soprattutto amavano stare insieme. Era un mondo variegato ove emergevano le difficoltà economiche dei Paesi dell’est, l’impoverimento progressivo imposto dalla troika al popolo greco, le difficoltà delle donne arabe a vivere in modo autonomo e libero, la faticosa convivenza tra i popoli della Jugoslavia in frantumi e tante altre cose che facevano capire l’utilità di questo gruppo, umile e serio, senza prime donne e senza sterili contrapposizioni.

Ennio organizzò 5 o 6 di questi incontri annuali a Cosenza, dove si riuscivano a recuperare un po’ di finanziamenti. Li organizzava in modo perfetto, curando ogni dettaglio, stimolando la partecipazione di tutti, rimuovendo gli ostacoli, soprattutto economici, che potevano sorgere. Faceva questo senza clamore, in punta di piedi e coinvolgeva persone della nostra comunità che sentiva a lui più vicine e che ne condividevano lo spirito. Il calendario dei lavori era ben organizzato, con una sua rigorosa coerenza tematica, si discuteva a lungo su ogni articolo, non era il luogo per una frettolosa passerella di star in overbooking. Gli eventi collaterali erano magnifici. Portava tutti ad ammirare, incantati, le meraviglie della Calabria, trovava dei posti sorprendenti per la cena sociale. Un anno scovò un suo ex studente che aveva aperto con amici una pizzeria alle pendici della Sila, requisì per una sera l’intera struttura, organizzò, durante la cena, un corso accelerato per pizzaioli e pizzaiole. Ai partecipanti furono mostrati i possibili ingredienti in modo che capissero tutti di cosa si trattava, ognuno scelse la sua pizza e facemmo notte ridendo e scherzando.

Almeno due volte fu proposto a Ennio di assumere il ruolo di coordinatore e di responsabile scientifico del gruppo. Era una scelta logica e lo avrebbe fatto benissimo. Ma lui declinò l’offerta perché pensava, sbagliando, di non essere all’altezza. Era una persona schiva che faceva le cose perché era giusto ed era bello farle, non certo per avere una zolletta di zucchero e una medaglietta da attaccarsi in petto. Era una bellissima persona.

Vale la pena raccontare ancora qualche cosa, soprattutto a quanti lo hanno conosciuto poco e non sono stati perciò in grado di apprezzarlo nella giusta misura.

Una sua grande passione era la didattica. Lo conobbi da studente al corso di Idraulica fluviale, che era cominciato da poco. Era interessatissimo, faceva molte domande, finiva subito le esercitazioni in modo puntuale, arricchendole con grafici e disegni molto esplicativi. Fece l’esame tra i primi, prendendo la lode senza sforzo, rimanendo negli anni tra i migliori studenti che abbia mai avuto. La materia lo appassionava, cominciò a collaborare già durante la tesi, poi iniziò a fare le esercitazioni ed ebbe, infine, la titolarità piena del corso, che svolse sempre alla sua maniera, con la massima chiarezza, non lasciando punti oscuri, avendo la massima disponibilità per gli studenti, le loro difficoltà, le loro esigenze. Riuscì a formare ingegneri capaci ed esperti nel capire i fenomeni e proporre le soluzioni. Fece un corso di altissimo profilo, per venti anni, fin quando gli fu consentito. Ma continuò, comunque, il suo impegno didattico nelle forme e nei modi possibili, svolgendo tra l’altro anche corsi, molto apprezzati, per i geologi.

A partire dal suo lavoro di tesi sulle piene in Sicilia, ha partecipato al gruppo sulla valutazione delle piene in Italia (progetto VAPI) del CNR, che è stato un riferimento essenziale per la redazione dei Piani di Assetto Idrogeologico realizzati, dopo la tragedia di Sarno del 1998, dalle diverse Autorità di Bacino. In particolare curò la redazione del rapporto Calabria che, nel 1989, fu il primo ad essere completato e divenne lo standard di riferimento per tutti gli altri rapporti che nel tempo si sarebbero succeduti. Fu un lavoro frutto della collaborazione con altri autori, provenienti da sedi e strutture diverse, che mise, tra l’altro, in evidenza la naturale propensione del prof. Ferrari per la partecipazione a gruppi di ricerca compositi.

Ne sono testimonianza: gli studi fatti con un gruppo di Ecologia forestale sugli effetti della riforestazione e del cambio di uso del suolo sui deflussi in Calabria dopo gli interventi iniziati negli anni 50, e sulla vulnerabilità alla desertificazione; i numerosi lavori con colleghi del CNR IRPI, con i quali Ennio ha mantenuto un rapporto costante nato durante il progetto VAPI degli anni 80; la collaborazione con i meteorologi dell’Università di Barcellona e tante altre ancora.

Nella logica di collaborazione, negli ultimi 10 anni, ha operato, con risultati anche molto importanti, in un gruppo di lavoro con docenti di altri Dipartimenti dell’Unical e del CNR IRPI (Sirangelo, Coscarelli, Caloiero) e, sia pure per un periodo più breve, con colleghi del POLIMI. Il Gruppo ha svolto ricerche e studi principalmente nel settore dei cambiamenti climatici, analizzando i trend pluviometrici, i lunghi periodi di siccità, gli indici bioclimatici e le tendenze delle temperature, accoppiando queste ultime ai trend pluviometrici per evidenziarne la correlazione. Le memorie prodotte hanno utilizzato approcci stocastici innovativi e hanno avuto come area di interesse l’Italia meridionale e la Calabria in particolare.

In questo contesto è da inserire anche la sua partecipazione all’articolo, ormai famoso, del 2019 Twenty-three unsolved problems in hydrology (UPH)–a community perspective, coordinato da Günter Blöschl.

Importanti e numerosi furono i lavori su diverse tematiche di difesa del suolo, frutto di collaborazioni con Enti pubblici. Tra i tanti è bello ricordare il volume sulle fiumare di Reggio, stampato nel 2016, dopo oltre un anno di lavoro certosino, sostenuto dal grande amore per la sua terra e per le sue bellezze.

Il prof. Ferrari è stato per tutta la sua vita accademica un ottimo ricercatore e un ottimo docente, ma è stato soprattutto una splendida persona. In queste ore, man mano che la notizia si diffonde, arrivano messaggi da varie parti, di persone anche esterne al nostro mondo disciplinare che lo ricordano come uomo buono, mite, generoso, dolce, gentile e ricordano episodi di incontro e di scambio sempre come occasioni piacevoli e stimolanti. Un esempio luminoso di questo modo di concepire lo stare insieme in un’Università è il suo impegno per promuovere ad Arcavacata gli “Ingegneri senza frontiere”, uno spazio fisico e mentale dove pensare a cosa si potrebbe fare per aiutare gli altri usando al meglio la propria competenza. Una stanzetta di 5-6 metri quadrati, in cui ospitare studenti volenterosi, creare rete con iniziative analoghe, immaginare come poter essere utili, attivare iniziative concrete.

Ennio non c’è più. Rimane il rimpianto di non averlo apprezzato a sufficienza. Ci ha fatto vedere, con il suo esempio, cosa dovrebbe essere un professore universitario ma non abbiamo avuto occhi per vederlo. Ci mancherà molto e gli vorremo sempre bene.

Lino Versace